L’atto creativo rende liberi

Sono pressoché sicura che sia già stato detto e scritto da qualcuno più importante di me. Posso confermarlo: l’atto creativo rende liberi. Rende liberi soprattutto dai fantasmi della propria mente.
A volte è veramente difficile distogliere il pensiero da paure o eventi negativi. Il semplice concentrarsi in qualcosa di creativo, che sia disegnare un oggetto di design, dipingere un quadro o fare una torta, porta a uscire da sé. Ci si focalizza su quell’atto che dà vita e concretezza ad un progetto.

Ho scoperto il potere terapeutico dell’atto creativo in quella che chiamo la mia “altra” vita lavorativa. Accompagnavo in giro per l’Italia un gruppo di turisti statunitensi. Non un gruppo qualunque, un gruppo di famiglie con minori. Il programma era stato creato per divertire ed emozionare specialmente i bambini e i ragazzi. A Venezia prevedeva, oltre al solito giro in gondola e alla visita di Palazzo Ducale, una giornata in un laboratorio a “costruire” ognuno la propria maschera.

Che esperienza!
Nonni, genitori, figli e nipoti (e un’accompagnatrice convinta di avere zero manualità!), uniti intorno a tavoli coperti di giornali, con indosso grembiuli di plastica, tutti intenti ad armeggiare con pennelli e colori per creare la propria maschera. Visi illuminati di soddisfazione, smorfie divertite, espressioni perplesse e un caos molto allegro non li dimenticherò facilmente!

Non perché sia stata in assoluto l’esperienza più memorabile nel mondo del turismo, ma perché quel giorno mi sono resa conto, per la prima volta nell’età adulta, che quell’impegno di creare qualcosa con le mie mani, aveva come stoppato la mia mente. Le ore erano volate, e non avevo neanche per un attimo pensato a tutto ciò che dovevo fare e organizzare una volta terminata quella parte del programma di viaggio.

Prima di allora, gli unici momenti in cui avevo provato esattamente le stesse sensazioni erano stati quelli trascorsi in acqua a fare snorkeling, il che non è proprio replicabile quotidianamente.

Tutta questa storia per dire cosa?
Che ho scelto l‘Home Staging perché, oltre a dover seguire delle regole di base, è un lavoro che lascia ampio spazio all’espressività individuale. Anche la giornata più faticosa finisce sempre per essere una giornata rasserenante e di grande soddisfazione. Guardarsi intorno e vedere cosa si è realizzato con le proprie idee e le proprie mani è molto appagante.

La sto prendendo troppo alla larga?
Ancora non vi ho detto perché proprio l’Home Staging?
Ci arriverò presto! 😉

E se passaste da Venezia, fate un salto da CA’ MACANA. E’ il negozio e laboratorio dove Stanley Kubrick ha fatto realizzare le maschere usate per il suo film Eyes Wide Shut.
L’indirizzo è Dorsoduro 3172.

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